PROFESSIONI: Il lavoro diventa il protagonista (Italia Oggi)

ITALIA OGGI

La presidente Marina Calderone sulla tre giorni che si aprirà con l’incontro col Papa
Il lavoro diventa il protagonista
Politica e professioni a confronto per tutta la kermesse

Gio.30 – Si alza il sipario sulla 7ª edizione del Festival del Lavoro, la manifestazione organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro e dalla Fondazione Studi per parlare di occupazione a 360°. Dei numerosi eventi in programma fino a sabato 2 luglio presso il Centro congressi Angelicum della Pontificia Università S.
Tommaso D’Aquino ha parlato ItaliaOggi con la presidente del Cno Marina Calderone.
Domanda. Presidente, quest’anno il festival giunge alla sua VII edizione. Quella scorsa, che si è svolta nella cornice del Teatro Massimo di Palermo, è stata senza dubbio un’edizione record. Vi aspettate di replicare il successo dell’anno scorso? Quale sarà il valore aggiunto della tre giorni romana?
Risposta. L’evento partirà questa mattina alle ore 10, quando i consulenti del lavoro avranno la possibilità di incontrare Papa Francesco in un’udienza straordinaria in piazza San Pietro. Questo rappresenta un momento significativo per la categoria, che si farà portavoce dei suoi valori etici e morali e dell’importante funzione sussidiaria nei confronti dello stato e della società. Sarà questo incontro, unito all’ampia scelta formativa del festival e ai temi trattati, che farà della settima un’altra edizione da record.
D. Come categoria siete sempre stati attenti a valorizzare quanto più possibile il ruolo dei professionisti. Sotto questo punto di vista quali tipologie di iniziative saranno poste in evidenza nel corso del festival?
R. L’offerta scientifica al Festival del lavoro è stata modulata per far accedere tutti, dal cittadino all’imprenditore, dal lavoratore al pensionato. Al festival, che ha l’obiettivo di rintracciare i contenuti di un mondo del lavoro in continuo cambiamento, si cercheranno insieme le possibili soluzioni al «problema occupazione» partendo dal sostegno che possono offrire la famiglia e la società e dall’importante investimento nelle politiche attive e nella qualità del lavoro, che possono ridurre le disuguaglianze sociali e creare condizioni di maggiore sviluppo. Si parlerà degli effetti del Jobs act, di riforme e di tutele per i lavoratori autonomi, di incentivi al lavoro e di precariato, di parità di genere e di previdenza, di giustizia e di sicurezza sul lavoro, di Europa e immigrazione, solidarietà, welfare, lavoro agile e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, collaborazioni coordinate e continuative dopo il processo di riordino, flessibilità delle mansioni e flessibilità in uscita. Si partirà, come richiesto dalla base, dall’analisi delle «esigenze» dei datori di lavoro e dei lavoratori attraverso la formula dei talk show con importanti ospiti del panorama istituzionale, politico e imprenditoriale per poi passare al confronto tecnico nei «laboratori di lavoro». La formula dei talk show vedrà importanti ospiti del panorama istituzionale, politico e imprenditoriale e dei «laboratori di lavoro». Dalla presentazione della norma con carattere scientifico, si passerà al seminario, al laboratorio. Questo per integrare la parte tecnico-scientifica con quella politica e per ascoltare più voci, più anime della società e del mondo del lavoro.
D. Un ruolo importante nello sviluppo dell’attività professionale è svolto, inoltre, dall’informatizzazione dell’attività professionale di cui i consulenti del lavoro sono sempre stati fautori in controtendenza rispetto ad altre categorie. A suo avviso quale è la chiave di lettura che dovrebbe essere fornita affinché la digitalizzazione diventi una priorità?
R. L’introduzione delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni all’interno dello studio professionale può semplificare di gran lunga l’attività del professionista, ma anche quella dei suoi collaboratori, che attraverso la digitalizzazione dei processi possono velocizzare i tempi di lavoro e sentirsi più motivati. La fidelizzazione del cliente è un altro elemento che può essere rigenerato dalle tecnologie, che favoriscono nuove modalità di ricezione di dati e contenuti e nuovi sistemi di interazione con il professionista, come i social network e le tecnologie mobile. Fondazione studi si occupa di esaminare e divulgare con regolarità (web tv, incontri, seminari ) ai propri iscritti gli ambiti più importanti su cui puntare nella digitalizzazione dello studio professionale.
D. Soffermandosi sulla parte normativa, è passato un anno dall’entrata in vigore delle prime novità apportate dal Jobs act e come categoria siete sempre stati in prima linea per evidenziare pregi e difetti della riforma. A suo avviso, quali sono ancora i punti critici su cui sarebbe opportuno lavorare?
R. A livello generale siamo da sempre convinti che è necessario continuare a lavorare per abbassare il costo del lavoro. A livello normativo, invece, il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ha proposto una serie di soluzioni a problemi registrati sul campo. Suggeriamo, tra le altre cose, di rendere strutturale l’esonero dalla cosiddetta tassa sui licenziamenti nel caso siano effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in attuazione di clausole sociali nonché nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere. Ancora, abbiamo chiesto l’abrogazione della procedura in materia di dimissioni alla luce degli enormi costi che tale procedura può avere.
D. Per quanto concerne il Tfr in busta paga avete più volte sottolineato il fatto che la misura non è mai riuscita a decollare. Secondo lei in quale direzione sarebbe opportuno agire per un cambio di rotta?
R. Dall’indagine condotta dall’Osservatorio nazionale del lavoro, ufficio statistica della nostra Fondazione Studi, emerge come l’imposizione fiscale su questa scelta (ordinaria e non separata come accade normalmente per il Tfr che si riceve a fine carriera), sia troppo penalizzante per il lavoratore. Quindi è necessario rendere l’opportunità più conveniente per il lavoratore.
D. Nel corso dell’ultima edizione 2015 del festival aveva avuto modo di porre l’accento sulla necessità di rivedere la disciplina delle società tra professionisti. Dopo un anno, però, ancora il quadro normativo risulta incerto. Secondo lei quali sono ancora margini di intervento?
R. Confidiamo che il Jobs act degli autonomi possa risolvere le questioni aperte e colmare alcune lacune della norma, come il trattamento fiscale dei redditi prodotti dal professionista socio (che la noma oggi non disciplina) e la problematica relativa all’amministrazione delle società.
D. Tra il 2015 e il 2016 gli oneri per le categorie professionali sono aumentati anche alla luce degli adempimenti anticorruzione richiesti dall’Anac a cui voi siete stati tra i primi ad adempiere. Pensa che questa sia solo la prima di una lunga lista di oneri che graveranno sulle categorie nei prossimi anni o, a suo avviso, le opere di trasparenza e di contrasto alla corruzione possono ritenersi complete?
R. Gli ordini professionali, in quanto appartenenti alla pubblica amministrazione, adempiono pienamente a tutti quelli che sono gli oneri posti a carico degli enti pubblici non economici, oneri ultimamente meglio definiti dalla legge Madia. Ma a fronte di tutto questo è indispensabile che si prosegua sulla strada della piena sussidiarietà, assegnando compiti di certificazione e asseverazione ai professionisti iscritti agli albi. E su questo mi sembra che il parlamento stia andando in questa direzione. Più ordini e meno stato, potrebbe essere la ricetta per semplificare il paese e renderlo più funzionante.

Foto del profilo di Andrea Gentile

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