L’INTERVENTO/4: Elezioni Anm. Distinguiamo tra orgoglio della professione e spirito di corpo di Renato Balduzzi (Avvenire)

AVVENIRE

Elezioni Anm. Distinguiamo tra orgoglio della professione e spirito di corpo

di Renato Balduzzi

Occupati a stabilire chi ha vinto e chi ha perso, e a cercare di tradurre nella
geografia politico-partitica i risultati delle votazioni per il rinnovo del Comitato direttivo centrale dell`Associazione nazionale magistrati, molti commentatori hanno faticato a cogliere il dato più significativo di tali elezioni:
l`alta partecipazione alle urne, in crescita rispetto a quella, già elevata, di quattro anni fa. Considerato che all`Anm aderisce il 90 per cento dei circa
novemila magistrati ordinari, che ha votato il 90 per cento degli iscritti e che le schede bianche o nulle sono state pochissime, risulta che più di otto magistrati su dieci hanno concorso a tale rinnovo.
Un dato che deve farci riflettere, perché in controtendenza non soltanto con le ben più basse percentuali di afflusso alle elezioni generali (politiche, regionali e locali), ma anche con analoghe consultazioni relative ad altri settori professionali: i magistrati italiani manifestano interesse verso gli strumenti della democrazia, sia rappresentativa (elezioni dell`Anm, ma anche
dei togati nei consigli giudiziari e nel Csm, con relative “primarie”) sia diretta, come dimostra il successo del recente referendum consultivo sui cosiddetti
carichi esigibili.
In particolare, l`aumento della partecipazione elettorale può essere letto come una manifestazione di fiducia nei confronti delle componenti associative e come un sentirsi rappresentati da esse. Credo che ogni ragionamento sulle “correnti” e sulle modifiche al sistema elettorale del Csm non possa prescindere da questo dato di fatto e che pertanto, come vanno evitati il correntismo esasperato e le tendenze ad enfatizzare la “carriera”, così vadano valorizzate e non immiserite le componenti culturali e organizzative della magistratura.
Anche la circostanza che le urne abbiano premiato, da un lato, la componente cosiddetta “moderata” e, dall`altro, quella sorta a seguito di una scissione della componente tradizionalmente più attenta alle dinamiche interne
e di “corporazione”, sembra confermare l`assunto di una magistratura consapevole di sé, forse meno attenta che in passato al proprio ruolo “politico”, ma non disattenta alle procedure e ai valori della democrazia e
della Costituzione.
L’ orgoglio della propria professione, se riesce a depurarsi da un
malinteso spirito di corpo e a concentrarsi sul momento etico e civile della stessa, costituisce il regalo più grande che i magistrati italiani possono fare agli altri cittadini.

Foto del profilo di Andrea Gentile

andrea-gentile