L’INTERVENTO/3: Sovraindebitamento flop, indispensabile la riforma di Sergio Locoratolo – Docente di diritto commerciale all’Università di Foggia e componente del comitato scientifico dell’Igs (Il Sole 24 Ore)

IL SOLE 24 ORE

Sovraindebitamento flop, indispensabile la riforma

di Sergio Locoratolo – Docente di diritto commerciale all’Università di Foggia e componente del comitato scientifico dell’Igs

Lun.7 – A quattro anni e mezzo dall’entrata in vigore, si avverte l’esigenza di riformare la disciplina sul sovraindebitamento, dettata dalla legge 3 del 2012. La procedura, finalizzata alla composizione della crisi degli imprenditori sotto soglia e del debitore civile, ha infatti mostrato, da subito, limiti oggettivi e difficoltà di applicazione. Non è un caso, perciò, che, salvo casi sporadici, l’istituto abbia mancato il suo dichiarato intento, ovvero quello di rappresentare uno strumento di risoluzione generalizzata delle insolvenze del debitore non fallibile.
Per questo il disegno di legge delega al Governo sulla riforma organica delle discipline della crisi d’impresa e del fallimento (predisposto dalla commissione Rordof e ora all’esame della commissione Giustizia della Camera che ha fissato per il 21 novembre il termine per presentare gli emendamenti) prevede, all’articolo 9, un intervento di riordino e di semplificazione della disciplina. È così possibile individuare quali siano stati, in termini generali, i motivi che hanno condotto a una sostanziale disapplicazione dell’istituto o, comunque, a un suo ridimensionamento, formulando, al contempo, le proposte per migliorare, in termini di efficacia, la resa dell’istituto.
In primo luogo, il sovraindebitamento sconta il ritardo con cui la disciplina secondaria è stata emanata e che, a oggi, è ancora in fase di attuazione. Completare il quadro normativo di riferimento è perciò esigenza ineludibile.
Inoltre, l’obiettivo di rilanciare l’economia che la legge si propone non potrà essere centrato se non si semplifica in modo radicale l’attuale disciplina. Quello che doveva essere un procedimento di facile accesso e di diffusa applicazione si è in realtà rivelato un complicato groviglio di procedure multiple, farraginose e poco agili, che hanno reso inavvicinabile l’istituto alla generalità dei debitori. E ciò anche per i costi del procedimento, soprattutto nei casi di utilizzo da parte del consumatore, che andrebbero ridotti, se non azzerati, anche ricorrendo al patrocinio a spese dello Stato. Inoltre, sarà necessario definire con maggiore ampiezza applicativa i presupposti dell’esdebitazione, ovvero la liberazione dai debiti residui. Per consentire una vera ripartenza ai soggetti schiacciati dal peso dei debiti contratti, e rimasti inadempiuti, soprattutto a causa della crisi economica, occorre abbattere le limitazioni all’accesso all’esdebitazione, lasciando esclusi solo i casi contrassegnati da atteggiamenti dolosi o di colpa grave.
Ciò sembra essere stato recepito nel disegno di legge delega, che va senz’altro nella direzione di un’utile rivisitazione delle norme in materia. Questi interventi andrebbero poi coordinati e armonizzati con una più puntuale specificazione dei debitori assoggettabili alla procedura, per dirimere, in modo chiaro e inequivocabile, i conflitti giurisprudenziali e dottrinali sul punto.
Inoltre, una riforma incisiva del sovraindebitamento dovrebbe intervenire anche sulla possibile falcidia dei debiti Iva. La possibilità di proporre all’Erario non solo un pagamento dilazionato ma anche parziale agevolerebbe in modo determinante la composizioni delle crisi, soprattutto degli imprenditori e dei professionisti. La recente giurisprudenza della Corte di giustizia europea sembra andare in questa direzione e il legislatore italiano, in sede di riforma, potrebbe aderire a questo indirizzo.
Ancora, sarebbe opportuno ridurre la percentuale dei creditori che deve fornire l’assenso all’accordo proposto dal debitore, oggi fissata ad almeno il 60%, avvicinando il sovraindebitamento alla disciplina concordataria, con cui ha già notevoli affinità.
Infine, sembra necessario prevedere espressamente l’esdebitazione anche per i soci illimitatamente responsabili delle società non fallibili, riconoscendo loro lo stesso beneficio che si ritiene assistere i soci illimitatamente responsabili di enti societari sottoposti al fallimento. E ciò per evitare il perpetuarsi di una evidente difformità di trattamento.

Foto del profilo di Andrea Gentile

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