LEGGE FALLIMENTARE: Sull’allerta da rivedere l’intervento del giudice (Il Sole 24 Ore)

IL SOLE 24 ORE

Legge fallimentare. Audizione di Confindustria sulla delega Rordorf
Sull’allerta da rivedere l’intervento del giudice

Milano. Un intervento necessario per arrivare a una regolazione più organica e moderna delle crisi d’impresa. Con l’eliminazione però di una serie di criticità emerse soprattutto nel testo approdato in Parlamento dopo l’esame del Consiglio dei ministri. Si attesta su questa linea Confindustria nell’audizione svolta ieri davanti alla commissione Giustizia della Camera sulla legge delega messa a punto dalla commissione Rordorf per la riforma della Legge fallimentare.
La premessa è che il testo messo a punto dalla commissione del ministero della Giustizia rappresenta un importante elemento di sintesi tra esigenze diverse come il valore centrale della continuità d’impresa, valore però da coniugare con istanze altrettanto importanti: la tutela del credito e la salvaguardia degli assetti concorrenziali del mercato. Il provvedimento quindi deve proseguire il suo cammino in Parlamento anche in maniera più spedita di quanto sinora è avvenuto. Correggendone per alcune storture che, a giudizio di Confindustria, rischiano di comprometterne l’efficacia.
Centrale è allora il nodo delle procedure di allerta, una delle principali novità della delega. Che però ha visto il Consiglio dei ministri introdurre uno sbocco giudiziale, a chiusura della procedura, del quale Confindustria non è affatto convinta. In questo modo, infatti, si rende una semplice «petizione di principio» la previsione che attribuisce all’allerta una natura soprattutto confidenziale, senza che ne sia investita l’autorità giudiziaria.
Ammetterne invece un intervento, sia pure in conclusione del percorso, appare stridere con gli stessi presupposti dell’allerta e cioè l’esistenza di fondati indizi della crisi. Una nozione dai confini incerti che espone un’impresa certo in difficoltà, ma non ancora in crisi, al rischio di trovarsi coinvolta in un meccanismo di stampo giudiziale. Tanto più che l’accensione di un faro critico su quell’impresa trascinerebbe verosimilmente con sè anche un aumento delle difficoltà a trovare credito. L’effetto potrebbe allora essere, paradossalmente, un sistema di amplificazione della crisi più che una soluzione anticipata della stessa.
Altro punto critico, nella lettura di Confindustria, è quello della legittimazione del terzo ad attivare il concordato preventivo nei confronti del debitore in stato di insolvenza. E, se è vero che la possibilità punta a elevare il tasso di serietà delle proposte di concordato, nello stesso tempo, permettere a un terzo di aprire direttamente la procedura finisce con il sottrarre al debitore i poteri decisionali e non solo di gestione della propria impresa, con una sorta di “esproprio” sotterraneo. Giovanni Negri

Foto del profilo di Andrea Gentile

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