IMPRESE: «Un buon passo avanti nei tribunali le sezioni specializzate per le imprese» (Il Sole 24 Ore)

IL SOLE 24 ORE

Convegno a Teramo. Panucci (Confindustria): il dialogo giustizia-economia è possibile, bene la riforma Rordorf sui fallimenti
«Un buon passo avanti nei tribunali le sezioni specializzate per le imprese»

Sab. 12 – Non siamo ancora al superamento del “pregiudizio anti-impresa”, problema antico del nostro ordinamento, ma qualche passo verso un servizio Giustizia che sia anche fattore di crescita dell’economia c’è stato.
Dopo l’istituzione del tribunale delle imprese e la riorganizzazione della geografia giudiziaria (a partire dal 2012, con Monti a palazzo Chigi), e l’acceso dibattito sulla cultura anti impresa in Italia animato tra gli altri dal leader degli industriali Giorgio Squinzi (estate 2015), l’Italia sembra aver imboccato la strada verso una giustizia un po’ più vicina alle esigenze di chi fa impresa: semplicità, tempi certi, risposte veloci ed efficienza.
A fare il punto sulle ultime tappe del difficile avvicinamento tra aziende e giurisdizione è la neo sottosegretaria alla Giustizia, Federica Chiavaroli (Ap-Ncd), una delle voci del dibattito «L’impresa interroga la Giustizia», promosso ieri a Teramo da Confindustria Abruzzo. Tra i progressi Chiavaroli ricorda il processo telematico ormai a regime, i correttivi per smaltire le cause arretrate e la riforma del processo penale: tra le novità tempi certi per le indagini ed estinzione del reato per condotte riparatorie (è all’esame del Senato dopo il sì di Montecitorio). Appena approvata in prima lettura alla Camera anche la riforma del processo civile «che interviene sia sulla specializzazione», con più competenze al tribunale delle imprese, «sia sulla riduzione dei tempi, puntando anche sul rito sommario» (prevede processi più snelli in primo grado).
A dire che siamo sulla strada giusta, pur tra ostacoli (vedi ipertrofia normativa con 10mila fattispecie di reato) e passi falsi (troppa legislazione “emotiva”, nata sull’onda del fatto di cronaca, come nel caso del nuovo reato di omicidio stradale), è anche la direttrice generale di Confindustria, Marcella Panucci. Buon esempio del nuovo approccio è anche la riforma organica delle crisi d’impresa e dell’insolvenza elaborato dalla Commissione Rordorf e varata dal governo a febbraio. Finalmente, sottolinea Panucci, «una risposta sistematica e meditata» su un tema cruciale per le imprese dopo «più di 10 interventi normativi in 10 anni che hanno creato disorientamento tra magistrati e operatori».
Un segnale positivo dunque, da rafforzare, insiste Panucci, puntando di più «sulla specializzazione del magistrato, che per deliberare deve conoscere gli interessi in gioco», anche economici, «dal momento che a lui spetta bilanciare i diritti costituzionalmente riconosciuti». Il confronto tra i due mondi, giustizia e imprese, «è possibile», conclude, come dimostra l’apertura del Consiglio di Stato alla possibilità di rispondere in via preventiva ai quesiti delle associazioni portatrici di interesse: «Un modo intelligente per scongiurare il contenzioso amministrativo».
Puntare di più sulla specializzazione dei giudici per accorciare i tempi della giustizia è anche la ricetta di Marina Tavassi, presidente della sezione specializzata per le imprese del Tribunale di Milano, che a Teramo illustra il successo registrato in Lombardia «dove i termini si sono ridotti da 1.100 giorni di tre anni fa ai 718 di oggi. Ci avviamo alla media Ue». Un difetto della riforma del 2012 è piuttosto «quello di aver portato da 12 a 21 le sezioni specializzate per la proprietà industriale: «Ci sono sezioni praticamente senza lavoro, e questo non favorisce certo la preparazione dei giudici».
A chiudere i lavori è il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, anche lui favorevole alla specializzazione («è il modello a cui ci dobbiamo ispirare»), con un occhio al problema del contenzioso tributario che affligge in particolare la Cassazione. «Il processo tributario, afflitto da un carico di 70 miliardi di euro di pretese erariali da accertare, così com’è non funziona», spiega in vista dell’attuazione della Delega fiscale in materia che il ministero dell’Economia ha confermato voler esercitare. La soluzione, conclude, potrebbe essere introdurre sezioni tributarie specializzate allargate a giudici “laici” e portate sotto il controllo di via Arenula «riconducendo il processo tributario nel perimetro della giurisdizione ordinaria». Vittorio Nuti

Foto del profilo di Andrea Gentile

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