CASSAZIONE: Cassazione in breve (Il Sole 24 Ore)

IL SOLE 24 ORE

Cassazione in breve

Evasione dal carcere
Moglie salva senza prova di un aiuto
La moglie del condannato che dopo un permesso, non rientra alla casa circondariale dove è ristretto, non può essere condannata per il reato di procurata inosservanza della pena (articolo 390 del codice penale) se manca la prova che ha aiutato il marito ad evadere. La Corte di cassazione annulla la condanna della signora, ritenuta dai giudici di merito, “custode” del marito solo sulla base di un verbale di affidamento predisposto dal magistrato di sorveglianza. Per la Suprema corte però la sottoscrizione dell’atto da parte della consorte non basta per ritenerla responsabile del reato, se non vengono predisposti degli accertamenti per capire cosa che in concreto abbia fatto per evitare che il marito scontasse la pena.

Corte di cassazione – Sezione VI penale – Sentenza 13 settembre 2016 n.37980

Abuso d’ufficio
Senza vantaggio escluso il reato
Escluso l’abuso d’ufficio se la condotta contestata al pubblico ufficiale non è finalizzata a ottenere un ingiusto vantaggio patrimoniale. La Cassazione esclude il delitto previsto dall’articolo 323 del Codice penale per un maresciallo dei Carabinieri che aveva illegalmente preso conoscenza dei dati del servizio informatico relativi a un amico denunciato dalla moglie e del quale aveva omesso di fornire il recapito alla polizia giudiziaria pur essendone a conoscenza. Il maresciallo, pur avendo procurato un ingiusto vantaggio all’amico, non aveva però agito per ottenere un ingiusto vantaggio
patrimoniale per sé.

Corte di Cassazione – Sezione VI penale – Sentenza 13 settembre 2016 n.37981

Fallimento
Il termine decorre dalla cancellazione
Il termine di un anno entro il quale l’imprenditore che abbia cessato la sua attività può essere dichiarato fallito decorre dalla cancellazione dal Registro delle imprese, senza possibilità per l’imprenditore di dimostrare il momento anteriore dell’effettiva cessazione dell’attività, perché solo dalla cancellazione la cessazione dell’attività viene formalmente portata a conoscenza dei terzi, salva la possibilità concessa ai creditori e al Pm di dimostrare che l’attività è di fatto proseguita.

Cassazione, sez. I, sentenza 26 agosto 2016 n.17360

GIUDICI
L’incompatibilità non causa la nullità
L’incompatibilità del giudice delegato che ha pronunciato il decreto di esecutività dello stato passivo a far parte del collegio chiamato a decidere sulla conseguente opposizione non determina una nullità deducibile in sede di impugnazione, in quanto tale incompatibilità – non escludendo la potestas iudicandi del giudice, quale magistrato addetto al tribunale che dell’impugnazione stessa è il giudice naturale – può dar luogo soltanto all’esercizio del potere di ricusazione, che la parte interessata ha lonere di far valere in caso di mancata astensione.

Cassazione, sez. I, sentenza 26 agosto 2016 n.17358

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