AVVOCATI: Contributo unificato essenziale (Italia Oggi)

ITALIA OGGI

Il ministro della giustizia Orlando al convegno organizzato da Cassa forense ieri a Roma
Contributo unificato essenziale
Vale 500 mln l’anno: il 15,5% del budget per le Corti

Cantiere aperto al ministero della giustizia sul gratuito patrocinio e sul contributo unificato, dal quale è vero che, ad oggi, si «ricavano ogni anno circa 500 milioni di euro», però «è una leggenda metropolitana» che costi più in Italia, che in altri paesi europei. Parola del guardasigilli Andrea Orlando che ieri, nella sede della Cassa di previdenza forense, a Roma, ha annunciato l’intenzione di dar vita a due «gruppi di lavoro» su altrettanti temi assai cari all’Avvocatura. L’incasso dall’iscrizione a ruolo delle cause, ha precisato, è pari al «15,5% dell’intero budget destinato alle corti, che si aggira intorno ai 3 miliardi», però in Germania i contributi ammontano al 43% dell’intero budget, con entrate di 3,5 miliardi, e la Spagna, ha aggiunto, si colloca a un livello simile a quello dell’Italia, ma «destina al gratuito patrocinio una percentuale di un terzo più bassa» alla nostra. E, all’orizzonte, ha proseguito il ministro, c’è un nuovo ritocco della geografia giudiziaria (rivista mediante il decreto legislativo 155/2012), però senza colpi di mano, bensì con «una redistribuzione dei carichi per le corti d’appello», che andranno coinvolte nel processo riformatore. Nel frattempo, l’Avvocatura ha avuto l’occasione di riflettere su stessa e sulla propria evoluzione, attraverso i risultati del rapporto del Censis, commissionato dall’ente pensionistico, illustrati alla presenza del presidente della Cassa Nunzio Luciano: nell’ultimo quinquennio, oltre 4 italiani su 10 (il 41,9%) hanno deciso di adire alle vie legali, e a far la coda negli studi è stata primariamente la clientela con un elevato grado di istruzione, considerato che, si legge nello studio (che ha coinvolto un campione rappresentativo di quasi 8.000 professionisti del foro), a chiedere consulenza è stato «il 23,8%» degli abitanti della penisola che ha concluso la scuola media inferiore, percentuale cresciuta al «43,1% tra chi ha una qualifica, o un diploma di scuola media superiore» e giunta, invece, fino «al 47,6% tra chi possiede un diploma di laurea, o un master». Il morso della crisi ha lasciato il segno sulla pelle della categoria: soltanto il 30% è riuscito a mantenere stabile il fatturato dell’attività professionale nell’ultimo biennio, per il 44% le entrate sono diminuite (e la percentuale si è impennata fino al 49% tra i colleghi del Meridione), mentre soltanto il 25% ha visto i guadagni ingrossarsi. L’antico prestigio della professione di Cicerone, poi, è uscito un po’ ammaccato dall’indagine, nella quale sono stati coinvolti anche 1.000 italiani per dire la propria su alcune categorie: in vetta alla classifica si sono attestati i medici (il 37% ha attribuito loro il punteggio massimo), poi i magistrati (25%), i professori universitari (19,5%), i notai (17%), gli ingegneri (15%), gli imprenditori (15%) e i dirigenti d’azienda (13%), in posizioni più basse i politici (9%), gli avvocati (9%) e i dirigenti di banca (8%). Peggio è andata, però, ai commercialisti (che hanno raccolto il consenso del 5% degli intervistati) e ai geometri (4%). Simona D’Alessio

Foto del profilo di Andrea Gentile

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