FISCO: Rito tributario, no alla difesa da parte del commercialista (Italia Oggi)

ITALIA OGGI

La presa di posizione dei magistrati dell’Anm sul progetto di riforma del Pd
Rito tributario, no alla difesa da parte del commercialista
No alla difesa dei contribuenti da parte dei commercialisti davanti a un organo di giustizia ordinario. No anche all’ipotesi di riservare per le cause fiscali magistrati professionali di già matura esperienza (almeno 8 anni), «laddove altre funzioni non meno complesse sono assegnate anche a magistrati onorari e togati di prima nomina». Sono queste due delle motivazioni con cui l’Anm, l’associazione cui aderisce circa il 90% della magistratura, manifesta la propria contrarietà alla proposta di legge di alcuni deputati Pd volta ad accorpare la giustizia tributaria in quella ordinaria (si veda ItaliaOggi del 20 aprile scorso). La proposta delega il governo a riformare l’assetto ordinamentale dei processi tributari, con la soppressione delle attuali Ctp e Ctr, l’istituzione di sezioni specializzate in ogni tribunale e la previsione di 750 giudici togati a tempo pieno, selezionati tra i magistrati in servizio almeno alla seconda valutazione di professionalità. «Desta perplessità la scelta di associare, nei modi e nei tempi, interventi che si differenziano per ampiezza e struttura quali le misure per la definizione del grave arretrato di contenzioso tributario pendente in Cassazione (circa il 40% dell’arretrato civile complessivo) e la soppressione della giurisdizione tributaria», osserva il Comitato direttivo centrale dell’Anm. In questo modo, infatti, «si ritarderebbe l’adozione delle prime che hanno, invece, l’urgenza più volte segnalata tra gli altri dal primo presidente della Corte». E per assorbire senza contraccolpi nella giustizia ordinaria 530 mila ricorsi fiscali pendenti più flussi da quasi 250 mila cause all’anno non basterebbero 750 nuovi magistrati, ma servirebbero «l’integrale copertura delle vacanze attuali (superiori a 1.300) e la previsione di un aumento di organico di almeno 1.200 unità». Uno scenario tuttavia «incompatibile con il biennio indicato dal disegno di legge».
È invece favorevole a spostare le cause fiscali nei tribunali l’Uncat (unione avvocati tributaristi), che in una delibera del 20 maggio 2016 ha tuttavia auspicato anche l’istituzione di appositi collegi arbitrali formati dai membri laici delle attuali commissioni per la gestione della mediazione tributaria. Valerio Stroppa

Foto del profilo di Andrea Gentile

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