CARCERI: Il Papa accoglie mille detenuti. San Pietro diventa un grande penitenziario (La Repubblica)

LA REPUBBLICA

Il Papa accoglie mille detenuti. San Pietro diventa un grande penitenziario

L’appuntamento è per il 6 novembre, una delle ultime tappe del Giubileo. Fisichella: “Pettegolezzi di curia i flop sui numeri. Venti milioni i pellegrini a Roma nell’Anno Santo”. Sono venti milioni i pellegrini che la Santa Sede ha contato fino ad oggi sotto alla porta santa della basilica di San Pietro.
A poco più di due settimane dalla fine del Giubileo, Rino Fisichella, l’arcivescovo incaricato dei organizzare e coordinare gli eventi, definisce “pettegolezzi di curia” le analisi che farebbero classificare l’Anno santo come un flop. Indica sabato 22 ottobre come record di presenze in un’udienza, 93mila. E si proietta verso i prossimi due appuntamenti che coinvolgono categorie sociali alle quali papa Francesco ha sempre rivolto grande attenzione: i carcerati e le persone emarginate.
San Pietro invasa dai detenuti – La basilica di San Pietro domenica 6 novembre si trasformerà in un grande penitenziario proprio per il giubileo dei detenuti. Arriveranno da tutta Italia e da altri 11 nazioni: dalla Lettonia agli Usa, dal Messico al Sudafrica. Mille in tutto: alcuni sono reclusi nelle carceri minorili, altri vivono agli arresti domiciliari. Ma ci saranno condannati in via definitiva che arriveranno dagli istituti di pena e anche ergastolani. Non ci saranno invece condannati a morte, ma il Papa – ha rivelato monsignor Rino Fisichella – “in questi mesi è stato in contatto con alcuni di loro e aveva anche provato invano a salvarne uno dall’esecuzione”.
Non ha avuto successo, in realtà, nemmeno la richiesta formulata da Bergoglio già nella bolla di indizione del Giubileo, quando auspicava “una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta”. Un gesto di apertura che i governi non hanno colto. “Ma la Chiesa resta al fianco dei detenuti che vogliono reinserirsi nella società”, ha sottolineato Fisichella, ricordando che tutti i vescovi del mondo sono stati invitati a visitare, nella giornata di domenica, i penitenziari delle proprie diocesi.
In Vaticano, invece, i detenuti saranno affiancati durante la messa del Papa da familiari, volontari, operatori del carcere, agenti della polizia penitenziaria. Insieme assisteranno anche all’Angelus in piazza San Pietro, ma in un settore a loro riservato e isolato dagli altri pellegrini.
Ultima data con gli emarginati – L’ultimo appuntamento a San Pietro prima della chiusura della Porta santa è invece in programma la domenica successiva, il 13 novembre. Papa Francesco incontrerà quelle che Fisichella ha definito “persone socialmente escluse”: “Si tratta di coloro che subiscono precarietà economica o patologie, solitudine o problemi sociali”. E sono seimila, al momento gli iscritti da tutto il mondo, ai quali si aggiungeranno i pellegrini spontanei. Arriveranno a Roma già da venerdì, parteciperanno ad una veglia e a una serie di incontri in varie lingue dove verranno raccontate alcune testimonianze. Sabato sarà dedicato a loro il concerto tenuto da Ennio Morricone nell’Aula Paolo VI. E domenica pregheranno con Francesco alla messa delle 10. Il 13 novembre sarà anche il giorno in cui si chiuderanno le porte sante che erano state aperte in chiese e santuari delle diocesi di tutto il mondo. E anche a Roma si mureranno i varchi giubilari delle tre basiliche di Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le mura e San Giovanni in Laterano. Una concomitanza con il giubileo degli emarginati che, ha spiegato Fisichella, ha un valore simbolico: “Serve a ricordare alla Chiesa il richiamo evangelico: i poveri li avete sempre con voi”. Domenica 20 novembre, poi, sarà il giorno in cui Francesco chiuderà la Porta santa di San Pietro. “E per quella data faremo un bilancio corretto di questo anno intenso”, ha commentato Fisichella. Andrea Gualtieri

Foto del profilo di Andrea Gentile

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